06 58 16 695
Un esame che si effettua dalla 37esima per valutare il benessere del feto e e registrare la frequenza delle eventuali contrazioni comparse nella gestante. Serve anche in fase di travaglio per valutare se accelerare il parto o procedere a un cesareo. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul tracciato tocografico.

Chiamato anche «non stress test», il monitoraggio cardiotocografico è un esame non invasivo che non procura problemi né alla mamma né al feto e serve per il controllo del benessere fetale e la valutazione dell’attività contrattile della futura mamma.

Generalmente, si effettua come pratica standard alla 40^ settimana, cioè quando la gravidanza arriva al termine e, associato a visita ed ecografia, serve per monitorare il benessere della mamma e del bambino. Si può anticipare alla 37ma settimana in caso di necessità, su valutazione del ginecologo curante, per monitorare eventuali patologie.

L’esame si esegue appoggiando due sonde (tre nel caso dei gemelli) sulla pancia donna, in corrispondenza dell’utero, e ha due obiettivi: monitorare la frequenza cardiaca del feto, registrandone le variazioni, e valutare le contrazioni uterine in una registrazione della durata di almeno 20 minuti.

Il monitoraggio si esegue in ambulatorio, viene effettuato dalle ostetriche e vidimato da un ginecologo.

L’esame si esegue anche in fase di travaglio sempre per valutare il benessere fetale in questo momento.

 

COME SI VALUTA IL MONITORAGGIO CARDIOTOCOGRAFICO

In generale, il tracciato registra la frequenza cardiaca del feto il cui range di normalità (cioè la linea base di frequenza cardiaca) dovrebbe essere di 110-160 battiti per minuto.

Clicca qui

Info e Prenotazioni


×

Siamo aperti dalle 9 alle 20

× Come posso aiutarti?