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L’ecografia transvaginale, spesso eseguita in associazione all’ecografia pelvica, permette di studiare il collo dell’utero, l’utero stesso o le ovaie. Una sonda rivestita da una pellicola ricoperta di gel viene introdotta nella vagina, e qui emette ultrasuoni che sono riflessi in modo differente dai tipi di tessuti circostanti. I segnali emessi dai tessuti sono registrati da un computer che ricostruisce su un monitor le immagini degli organi pelvici. L’esame serve a ipotizzare l’origine di sanguinamenti o di dolori pelvici (infiammazioni possibili cause di infertilità). Inoltre è utile a studiare la natura delle cisti ovariche, il rivestimento interno dell’utero (endometrio) e gli ingrossamenti della parete dell’utero, e inoltre a individuare l’eventuale presenza di tumori.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all’esame?

L’esame transvaginale si esegue a vescica vuota, ma talvolta si richiede di averla piena (e quindi di bere e non urinare nell’ora precedente all’indagine) per effettuare anche l’ecografia pelvica esterna. Al momento dell’indagine ci si deve spogliare dalla vita in giù e sistemare sul lettino in posizione ginecologica. Non è richiesta nessun’altra preparazione al test.

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