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Consulenze Mediche

Blocchi Antalgici

Efficacia del trattamento ipostimolante mediante Blocchi Antalgici a livello dei Nervi Epicranici nel Dolore Cronico Cranio-Facciale

Il blocco antalgico/anestetico (medicato con corticosteroide più anestetico locale) del nervi epicranici e di radici e nervi vertebro-spinali rappresenta una approccio al dolore acuto e cronico alternativo al trattamento farmacologico ovvero efficacie in associazione a quest’ultimo.

Circa la regione Cranio-Facciale rammentiamo come il vero “direttore d’orchestra” del dolore idiopatico (ovvero non secondario a patologie organiche) sia costituito dal “nucleo sensitivo del nervo trigemino”.

Questo è localizzato nel tronco encefalico ed in particolare nel tratto ponto-bulbare (ovvero nel basicranio: regione profonda dell’encefalo). Ovviamente questa localizzazione risulta essere difficilmente raggiungibile dall’esterno del cranio.

Tuttavia esistono “porte di accesso esterne” attraverso le quali il nucleo sensitivo del nervo trigemino è agevolmente raggiungibile pur effettuando il blocco all’esterno del cranio. Ciò naturalmente sarà efficace se praticato con “dottrina delle linee guida e mani esperte” nella procedura di blocco.

Le porte di accesso esterne sono rappresentate dal breve decorso epicranico del ramo collaterale del nervo grande occipitale (GON) (il così detto nervo di Arnold) che diverrà endocranico (vedi più avanti paragrafo “perché il nervo grande occipitale?”) e, solo in alcuni casi selezionati, dal decorso epicranico del nervo sopraorbitario (SON). La prima è certamente la via più usata.

Perché il nervo grande occipitale?

Il nervo grande occipitale rappresenta i sito di approccio di elezione al blocco poiché questo origina dalle radici cervicali spinali C2 e C3. Queste anziché portarsi verso il basso si dirigono verso l’alto ad innervare la regione cutanea occipito-nucale fino al vertice del cranio. La questione importante è che dalle medesime si stacca un ramo collaterale che da epicranico superficiale diviene endocranico e decorre pertanto nella profondità dell’encefalo fino a raggiungere il nucleo sensitivo del nervo trigemino.

Così il “direttore d’orchestra” del dolore cranio facciale può essere raggiunto mediante una procedura mini-invasiva praticata all’esterno del cranio !

Il primo singolo blocco test e quindi un breve ciclo di blocchi terapeutici produce ad una riduzione della frequenza, della intensità e della durata degli attacchi di del dolore cranio-facciale nei 3/4 dei pazienti.

Il “razionale” di questa tipologia di procedura mini-invasiva può essere considerato il seguente: l’anestetico locale agisce più rapidamente e ripetuto nel contesto del breve ciclo di blocchi (usualmente nel numero di 4) diviene la principale sostanza terapeutica; il corticosteroide che diviene efficace successivamente basa la propria azione sull’effetto anti-flogistico perdurante nel tempo. La attività di entrambe le sostanze non va considerata nè esclusivamente sintomatica nè esclusivamente loco-regionale.

 La maggior importanza di questa tecnica è quella progressivamente profilattica: entrambi i farmaci conducono ad una diminuzione della frequenza, della intensità e della durata del dolore fino alla risoluzione o quantomeno ad un importante sollievo.

Il meccanismo di azione è quello di rallentare fino a bloccare le afferenze dei neuromodulatori ad azione eccitante e della altre sostanza veicolo di flogosi che seguono il flusso assonale lungo i nervi emicranici provenienti dalle afferenze periferiche fino al SNC (Sistema Nervoso Centrale) ovvero al Sistema Trigemino-Vascolare.

In pratica, ripetendo pro-memo, il breve decorso epicranico dei due nervi rappresenta le uniche due “porte di ingresso” esterna per raggiungere in maniera non cruenta l’endocranio. Questa tipologia di approccio costituisce una alternativa a quella farmacologica classica per via generale ovvero può essere adottata in integrazione a quest’ultima.

La indicazione dell’approccio al dolore cranio facciale mediante blocco antalgico a livello dei nervi epicranici è rappresentata da tutte le forme di dolore farmaco-resistenti o nelle quali i farmaci efficaci sia controindicati per cause mediche generali (allergie, interazioni farmacologiche, effetti indesiderati/collaterali, peggioramento sintomatologico di altre patologie pre-esistenti.

Un breve elenco delle indicazioni:

-cefalea a grappolo ed altre forme di cefalee autonomino-trigeminali,

-cefalea muscolo tensiva e cefalea cronica quotidiana,

-cefalea da abuso di farmaci analgesici,

-emicrania con o senz’aura,

-nevralgia trigeminale, nevralgia glossofaringea, nevralgia del grande occipitale, nevralgie facciali atipiche e/o da deafferentazione periferica.

Brevi Note Bibliografiche:

1) Busch V et al. Functional connectivity between trigeminal and occipital nerves reveled by occipital nerve blockade and nociceptive blink reflexes. Cephalalgia, 2005, 26; 50-55.

2) Uddman R, Tajti J, Hou M, Sundler F, Edvinsson L. Neuropeptide expression in the human trigeminal nucleus caudalis and in the cervical spinal cord C1 and C2. Cephalalgia 2002; 22: 112.

3)HYPOSTIMULATION THERAPY USING ANESTHETIC BLOCKS IN THE CRANIOFACIAL PAIN Claudio Antonio Caputi, Vincenzo Firetto S.O.D. di Medicina del Dolore Azienda Ospedaliero-Universitaria, Ospedali Riuniti – Ancona

 

TRATTAMENTO DEL MAL DI SCHIENA (LOW BACK PAIN) MEDIANTE BLOCCHI ANTALGICI  A LIVELLO VERTEBRO-SPINALE

Analoga considerazione può essere fatta per quel che concerne i blocchi antalgici a livello delle radici e dei nervi periferici vertebro-spinali.

La differenza sostanziale è quella che nel caso in questione la azione coinvolgerà solo il SNP (Sistema Nervoso Periferico).

Un esempio sono i così detti Blocchi Antalgici Paravertebrali.

Le medesime sostanze (corticosteroide ed anestetico locale) vengono rilasciate al di fuori della colonna vertebrale subito dove la radice spinale esce dal forame di coniugazione divenendo anatomicamente da intratecale a extratecale in situazione situata al di sotto dei piani cutaneo, sottocutaneo, fino alla regione peri-muscolare.

La azione terapeutica, sia in acuto che in cronico, è la medesima gia descritta per il distretto cranio- facciale rammentando che qui si resta solo a livello del SNP.

Una importante applicazione ovvero una indicazione di elezione è il “mal di schiena” (il così detto “low back pain”) a genesi disco-artrosica particolarmente efficacie a livello del tratto lobosacrale della colonna vertebrale e, pertanto, efficace nelle lombocruralgie e nelle lombosciatalgie.

 

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Reumatologia

DOTT.SSA ADRIANA GALLO

Visita Specialistica Reumatologica

Infiltrazioni Intrarticolari

Mesoterapia Antalgica

 

La reumatologia è quella branca della medicina interna che si occupa delle condizioni morbose che interessano l’apparato muscolo-scheletrico ed i tessuti connettivi dell’organismo.

Il termine reumatismo trae spesso in inganno, in quanto la sua comprensione non è immediatamente associabile ad un organo o apparato specifico: trae la sua origine dal greco ῥεῦμα (rhèuma) nel significato di scorrimento, nell’intenzione di descrivere un ipotetico meccanismo di malattia legato allo scorrimento, al fluire di “umori” patologici in grado di determinare un processo morboso.

Le malattie reumatiche possono interessare ossa, articolazioni e muscoli, ma anche gli organi interni (ad esempio cuore, cervello, polmoni etc.), i vasi ed i nervi.

Prevenzione

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Medicina del Sonno

DOTT. OTELLO POLI

– Visita Specialista Medicina del Sonno                                                                

– EEG-Polisonnografia (a domicilio)                                                                                

– Video EEG-Polisonnografia (a domicilio)      

– Poligrafia Cardio-Respiratoria nel Sonno

La Medicina del Sonno è una branca della neurologia e neurofisiopatologia che si occupa delle patologie del sonno e delle patologie nel sonno.

Essa riveste un importante ruolo (sovente misconsciuto da medici di medicina generale e da pazienti) sia per quel che concerne diagnosi e cura dei suddetti disturbi e sia per la prevenzione primaria di complicanze a medio termine a livello dell’apparato cardiovascolare e del sistema nervoso centrale.

I “disturbi sonno-correlati” interessano circa il 30% della popolazione occidentale e sono in costante aumento a causa dei cambiamenti ambientali e dello stile di vita, nonché a seguito dell’aumento delle stimolazioni cui le persone sono soggette (sia acustiche e luminose che lavorative) con conseguente diminuzione delle ore di sonno.

La “deprivazione da sonno” è un importante fattore di rischio a differenti livelli di latenza temporale.

A breve termine può comportare stanchezza, sonnolenza, stress psico-fisico, e essere causa di traumatismi accidentali (ad es: incidenti stradali).

A medio termine i disturbi “del” e “nel” sonno possono essere causa di aumento di rischio cardio-vascolare e respiratorio, aumento di rischio cerebro-vascolare, disturbi dell’adattamento, d’ansia e del tono dell’umore.

A lungo termine la deprivazione di sonno, il disturbo “del” e “nel” sonno (come oramai evidenziato dalla ricerca e da studi effettuati a livello internazionale) può essere causa di deterioramento delle funzioni mnemoniche e cognitive così come rappresentare un importante fattore di rischio che può precedere di molti anni la insorgenza di malattie neuro-degenerative (ad es: morbo di Parkinson, Malattia di Alzheimer, ecc).

Risulta, pertanto, evidente come il trattamento precoce abbia un significato di profilassi, oltre che di cura, nei confronti delle varie patologie.

E’ possibile delineare un quadro completo delle patologie del sonno con l’approccio clinico – specialistico corredato da opportuni esami strumentali:

  • Poligrafia dinamica cardio-respiratoria
  • Esami Polisonnografici con ripresa video
  • Elettroencefalografia standard e dinamica delle 24-48 ore con ripresa video
  • MSLT (test di latenze multiple del sonno) – Elettroencefalografia
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Rinoplastica

La rinoplastica è un intervento chirurgico che ha come l’obiettivo  quello di dare al naso la giusta armonia con il resto del volto. Vengono trattate le strutture ossee e cartilaginee, con un risultato legato alla qualità e spessore della pelle e del resto delle componenti anatomiche del paziente stesso.

Visita per l’intervento

Il chirurgo esaminerà le palpebre superiori e/o inferiori, pianificando l’intervento in base all’eccesso di pelle e/o di borse grassose da rimuovere. In questa sede il chirurgo presenterà le possibili complicanze.

L’intervento di Rinoplastica

Tale procedura può essere effettuata in anestesia generale o in sedazione profonda con ricovero o meno a seconda da quanto stabilito da e con l’anestesista. L’interno prevede incisioni all’interno del naso che permettono la via di accesso alle strutture cartilaginee e ossee.

Preparazione all’intervento

Per prepararsi all’intervento si consiglia, per almeno quindici giorni prima, di non assumere farmaci che contengano acido acetilsalicilico (Aspirina) così come gli antinfiammatori. Si consiglia vivamente di sospendere il fumo di sigaretta, in quanto quest’ultimo è responsabile di alterata cicatrizzazione ed eventuali sieromi. Si richiedono gli esami del sangue, l’elettrocardiogramma ed una radiografia del torace. Poi il/la paziente incontrerà l’anestesista che valuterà l’idoneità all’intervento.

Decorso Post-Operatorio

A seconda se sia stato trattato il setto nasale o meno, dopo circa 2-3 giorni dall’intervento vengono rimossi i tamponi; dopo 10 giorni si rimuove la medicazione rigida. Nei primi giorni dopo l’intervento possono comparire lividi e gonfiori che solitamente scompaiono dopo una settimana. Un risultato soddisfacente si ha già dopo un mese dall’intervento ma per il risultato definitivo bisogna attendere sei mesi/1 anno, prima che il gonfiore, caratteristico di questa procedura, scompaia completamente.

Anestesia

Ogni paziente che decida di sottoporsi all’intervento di plastico viene accuratamente studiato dall’equipe anestesiologica. Una volta fatti i giusti approfondimenti ed esami si deciderà quale anestesia utilizzare, rispettando al massimo gli standard istituzionali, con alti livelli di professionalità e sicurezza.

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Mastoplastica Additiva

Un seno armonioso e florido è una delle richieste più diffuse nella chirurgia plastica.

La mastoplastica additiva permette un aumento del seno attraverso protesi in silicone. Il risultato di tale procedura è quello di un seno in armonia con il resto del corpo. Infatti tale procedura può essere abbinata ad un lifting (mastopessi).

Visita pre-operatoria per l’intervento di aumento del Seno

La visita preoperatoria è il momento in cui il chirurgo ha il “dovere”  di ascoltare ciò che il paziente desidera e allo stesso tempo di chiarire la fattibilità o meno.

Gli elementi da valutare sono:

  • Dove inserire le protesi (areola o solco inframammario)
  • Dove posizionare le protesi (tecnica retro-ghiandolare o sottomuscolare dual plane)
  • Quali protesi usare e la loro grandezza (protesi tonde o anatomiche/goccia)

Durante il colloquio pre-operatorio la paziente viene informata sulle complicazioni più frequenti legate all’intervento

Le Incisioni

Le protesi mammarie possono essere inserite grazie ad incisioni di pochi centimetri:

Regione periareolare

Questa incisione è possibile solo se la regione periareolare è  di dimensioni adeguate tanto da permettere il passaggio delle protesi. Viene eseguita sul bordo inferiore dell’areola.

Solco inframammario

Con l’utilizzo di tale tecnica l’incisione iene effettuata nel solco inframammario, solco naturale dove inferiormente si appoggia la mammella.

Dove posizione le protesi mammarie

Durante la fase pre-operatoria il chirurgo deciderà dove posizionare le protesi mammarie per l’intervento di mastoplastica additiva. La scelta varia tra la tecnica retro ghiandolare e sottomuscolare (dual plane).

Posizionamento delle protesi

  • Sotto la ghiandola mammaria (retroghiandolare): questa procedura permette di posizionare le protesi dietro la ghiandola mammaria e davanti al muscolo. È indicata solo per le pazienti che presentano uno spessore di cute e ghiandola sufficiente a creare una buona copertura dell’impianto.
  • Tecnica dual plane: tale tecnica consente, soprattutto nelle persone magre, di poter nascondere le protesi senza che se ne percepisca la presenza. Ciò permette una copertura ottimale delle protesi senza che se ne percepisca la presenza. Ciò permette una copertura ottimale delle protesi e della sua porzione superiore. Inferiormente invece l’impianto è libero nel sottoghiandola conferendo un aspetto molto naturale nella porzione inferiore della mammella.
  • Sottomuscolari: la tecnica sottomuscolare completa è stata da tempo abbandonata a causa delle complicanze che si presentavano a breve e lungo termine, oltre a produrre un risultato estetico non del tutto soddisfacente.

L’intervento di mastoplastica additiva

L’intervento di mastoplastica additiva ha la durata di 1-2 ore e può essere eseguito in anestesia locale (sotto sedazione profonda) o in anestesia generale. In base al feedback della paziente il chirurgo può decidere di dimettere la paziente il giorno stesso o di trattenerla una notte per monitorare le sue condizioni.

Preparazione all’intervento

Gli esami preparatori previsti sono, per le pazienti giovani una semplice ecografia mammaria, mentre per le donne sopra i quarant’anni è necessaria una mammografia. Tutte devono effettuare l’esame del sangue, l’elettrocardiogramma e una radiografia del torace. La paziente, una volta effettuati tutti gli esami, incontrerà l’anestesista che valuterà l’idoneità all’intervento. Per almeno quindici giorni prima della procedura è sconsigliato l’assunzione di farmaci che contengano acido acetilsalicilico (Aspirina), così come gli antinfiammatori.

L’Anestesista

Ogni paziente che decide di sottoporsi all’intervento plastico viene accuratamente studiato dall’equipe anestesiologica. Una volta fatti i giusti approfondimenti ed esami si deciderà quale anestesia utilizzare, rispettando al massimo gli standard istituzionali, con alti livelli di sicurezza e professionalità.

Decorso post-operatorio all’intervento

Subito dopo l’intervento la paziente indosserà un reggiseno contenitivo che dovrà portare per alcune settimane a seconda del caso. Dopo 4 giorni dall’intervento si effettuerà la prima medicazionee dopo due settimane si rimuoveranno i punti. Dopo è consigliabile usare speciali creme o cerotti al siliconeper una migliore guarigione delle ferite.

 

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Lifting del Viso

Con il lifting del viso si vuole dare una nuova luce, “rinfrescare” l’ovale del volto segnato dall’eccessiva esposizione al sole, invecchiamento, inquinamento, perdita di peso. Attraverso questo intervento si riposizionano le strutture anatomiche e le strutture sottostanti, togliendo l’eccesso di pelle. Il lifting del viso permette di trattare il volto e, se necessario, anche il collo.

PRIMA DELL’INTERVENTO

La visita prima dell’intervento è fondamentale per la buona riuscita dell’operazione. In questo momento si analizzeranno le zone da trattare come la linea mandibolare, i solchi naso-genieni, gli zigomi, il collo e inoltre si analizzerà l’elasticità della pelle.

L’INTERVENTO DEL LIFTING DEL VISO

L’intervento ha una durata di circa 2-3 hh. L’operazione può essere effettuata in anestesia generale o in sedazione profonda con una notte di ricovero.

PREPARAZIONE ALL’INTERVENTO

Per prepararsi all’intervento si consiglia, per almeno 15 giorni prima, di non assumere farmaci che non contengano acido acetilsalicilico (Aspirina) così come gli antinfiammatori. Si consiglia vivamente di sospendere il fumo di sigaretta, in quanto quest’ultimo è responsabile di alterata cicatrizzazione ed eventuali sieromi.

DECORSO POST-OPERATORIO

Il/la paziente una volta finito l’intervento avrà una fasciatura all’intero ovale del volto che terrà fino alla prima medicazione che sarà fatta dopo 4 giorni. È in questa occasione che verranno rimossi i punti peri-auricolari (davanti all’orecchio). In un secondo incontro, circa dopo 12 giorni, verranno rimossi i restanti punti che si trovano tra i capelli.

Subito dopo l’operazione è possibile riscontrare la presenza di lividi e gonfiori che comunque scompariranno dopo circa una settimana.

ANESTESIA

Ogni paziente che decide di sottoporsi all’intervento plastico viene accuratamente studiato dall’equipe anestesiologica. Una volta fatti i giusti approfondimenti ed esami si deciderà quale anestesia utilizzare rispettando al massimo gli standard istituzionali, con alti livelli di professionalità e sicurezza.

 

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DNA e Sport

L’ALIMENTAZIONE PERSONALIZZATA MIGLIORA

LA PRESTAZIONE SPORTIVA E PREVIENE IL RISCHIO DI INFORTUNI

PREVENIRE ATTRAVERSO IL NOSTRO DNA

Si può svolgere attività sportiva in tanti modi diversi e con tante finalità diverse. A fianco dello sportivo professionista troviamo moltissimi giovani che praticano sport semplicemente per il piacere di farlo. Ogni attività sportiva, amatoriale e non, è influenzata anche da fattori genetici e negli ultimi anni sono stati intensificati gli studi per identificare quei geni che possano essere, direttamente o indirettamente correlati sia alla forma fisica che alla prevenzione.

COMBATTERE IL DOPING

Il doping si diffonde sempre più tra i giovani sportivi, addirittura sotto i dodici anni. E anche se questi ultimi non sono sottoposti a controlli, forse sono già sottoposti a questo tipo di sollecitazioni. L’abuso prolungato, ad esempio degli anabolizzanti, comporta in un primo tempo alterazioni reversibili che si ripercuotono spesso anche sull’umore, ma che più avanti diventano irreversibili e mettono a dura prova il lavoro del fegato e dei reni i cui valori di funzionalità risultano alterati. Riuscendo a migliorare i propri risultati attraverso dei semplici test che permettono di prevenire determinate condizioni con una alimentazione personalizzata e mirata sarà forse possibile ridurre drasticamente l’uso di queste sostanze, estremamente dannose per l’organismo, sempre più diffuse.

TEST GENETICO PER IL LATTOSIO

Essere intolleranti al lattosio può peggiorare la performance sportiva e lo stato fisico generale dell’atleta, perciò è essenziale esserne a conoscenza per adottare opportuni accorgimenti dietetici. Per determinare l’intolleranza al lattosio è possibile eseguire il Breath test o test genetico, ma il primo risulta meno preciso, oltre ad essere piuttosto invasivo e molto lungo. Il test genetico, invece, risulta rapido, semplice e più preciso (errore dell’1%). Sicuramente più consono per lo studio dell’intolleranza anche nei bambini.

METABOLISMO DELL’ACIDO FOLICO

Il prodotto del gene MTHFR è correlato sia allo sviluppo di malattie cardiovascolari, che direttamente alla performance sportiva. Una adeguata attività dell’MTHFR protegge dai danni cardiovascolari, dalle infiammazioni e quindi migliora la prestazione sportiva riducendo i rischi di infortuni. Un suo cattivo funzionamento, al contrario provoca instabilità genetica e bassi livelli di acido folico nel sangue, diminuendo così  i potenziali benefici di quest’ultimo.

METABOLISMO DELLA VITAMINA D

Recentemente sono stati svolti studi su atleti di diverse categorie, proprio per dimostrare l’importanza della vitamina D negli sportivi. Sono stati analizzati atleti soggetti a frequenti infortuni e si è osservato che i lori livelli di vitamina D erano sotto i livelli minimi, in conseguenza ad un errato funzionamento del gene del recettore della vitamina D. Attraverso il test genetico è possibile andare ad analizzare la presenza o meno di quei polimorfismi che alterano la regolazione del metabolismo della vitamina D, andando quindi a valutare a monte il problema.

STATO INFIAMMATORIO

Un’attività fisica intensa porta alla formazione di specie reattive dell’ossigeno e di specie nitrogene, aumentando così lo stress ossidativo. Questi processi peggiorano la performance sportiva e predispongono agli infortuni. Per prevenire o limitare i danni provocati da tali processi è essenziale assumere, attraverso la dieta, quei nutrienti che mostrano proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti. Lo studio genetico dei polimorfismi presenti sulle sequenze di DNA valuta la capacità del nostro organismo di reagire ad uno sforzo e quindi di regolare la risposta infiammatoria.

ACTN3 E CONTRAZIONE MUSCOLARE

Lo studio del polimorfismo presente a livello del gene ACTN3 permette di comprendere se si ha una adeguata sintesi della corrispondente proteina, coinvolta nella contrazione muscolare e nell’apporto di ossigeno alle fibre. Questo si traduce per l’atleta nella scelta di una diversa tipologia di allenamento nell’assunzione di un’alimentazione mirata a compensare il proprio assetto genetico.

MCT-1 E ACIDO LATTICO

Dall’attività di MCT-1 dipende una migliore o peggiore resistenza alla fatica e una migliore capacità ossidativa del lattato. Recenti studi hanno dimostrato che un determinato polimorfismo presente sul gene che codifica per il recettore MCT-1 influenza il trasporto del lattato. La sua indagine genetica permette di mettere in atto tutte le possibili strategie di compensazione.

RISCHIO TENDINOPATIE E LESIONI

Il collagene è la componente strutturale sia dei tendini che dei legamenti. Studi condotti su gruppi di atleti hanno dimostrato che esiste una correlazione  tra alcune varianti genetiche e infortuni alla strutture tendinee e legamentose. Lo screening genetico di questi polimorfismi, test efficace e validato, permette di limitare e contrastare l’insorgenza di lesioni spontanee sulla base delle singole predisposizione genetiche.

ATTIVITA’ ANTIOSSIDANTE

Una scorretta alimentazione rallenta il funzionamento del sistema antiossidante, tanto più se presente un determinato polimorfismo a livello del gene SOD3. L’impiego quindi di alimenti ad azione antiossidante e ricchi di vitamina C, vitamina E, flavonoidi, o veri e propri integratori di tali nutrienti, portano beneficio principalmente in atleti che svolgono un’attività fisica mista, ovvero anaerobica e aerobica, come i calciatori, i cestisti o i rugbisti.

CELIACHIA E GLUTEN SENSITIVITY

La celiachia è una patologia multifattoriale ad elevata componente genetica. La predisposizione alla celiachia è geneticamente legata, nella maggior parte dei casi, all’espressione di alleli del sistema HLA (definiti DQ2 e DQ8). Uno screening genetico preliminare assume una importanza fondamentale per intraprendere un adeguato iter diagnostico.

INDICAZIONI PER IL PROGETTO

La nutrigenetica permette oggi di conoscere gli alimenti che peggiorano lo stato fisico della persona e quelli che lo migliorano, in modo da poter personalizzare il piano nutrizionale sulla base del proprio DNA anche attraverso test che coinvolgono la prestazione sportiva. Sono stati scelti importanti test genetici strettamente correlati sia all’attività fisica che alle predisposizioni verso le principali condizioni cronico-degenerative senza tralasciare l’importante aspetto delle intolleranze di origine genetica. Vengono quindi testate sia l’intolleranza al lattosio che la predisposizione alla celiachia in modo da poter proporre ad ogni atleta un piano alimentare adeguato all’espressione fenotipica di queste condizioni. Lo screening comprende inoltre test indicativi dello stato del tessuto muscolare sia in termini di resistenza all’affaticamento che alla capacità di rispondere a stress esterni. Viene analizzata la possibilità di incorrere in lesioni spontanee in seguito a sforzi prolungati, lo stato infiammatorio generalizzato che può compromettere la prestazione sportiva, la capacità dell’organismo di rispondere allo stress ossidativo. Le indicazioni ottenute dai test permetteranno di creare delle linee guida nutrizionali preventive valide nel corso di tutta la vita della persona.

La conoscenza del profilo genetico permette di identificare gli alimenti più affini alla nostra predisposizione individuale, il cui introito giornaliero dovrà decisamente aumentare, e quelli meno idonei o meno tollerati che verranno ridotti o eliminati per prevenire determinate condizioni verso cui si è “geneticamente predisposti”. In questo modo riusciremo ad eliminare quegli alimenti che favoriscono il nostro stato infiammatorio contribuendo ad aumentare il nostro stato di “malessere” e privilegiare quei nutrienti che al contrario risultano ad azione anti-infiammatoria e disintossicanti secondo il profilo genetico individuale. Tutte le informazioni genetiche vengono quindi tradotte in piano alimentare e in un importante pannello di integrazione naturale estremamente personalizzato e costruito sulla base delle positività riscontrate. Questo approccio permette di ottenere il massimo possibile in termini di rendimento atletico senza dover ricorrere all’uso di sostanze non solo non consentite ma estremamente dannose per l’organismo.

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Psichiatria

DOTT.SSA ELISA AMBROSI

  • Visita Specialistica Psichiatrica
  • Visita Specialistica Psichiatrica di Controllo

La psichiatria è la branca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. Essa è definibile come una “disciplina di sintesi”, in quanto il mantenimento e il perseguimento della salute mentale, che è lo scopo fondamentale della psichiatria, viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti: medico-farmacologici, neurologici, psicologici, sociologici, giuridici, politici.

In particolare, rispetto alla psicologia clinica, pur essendo entrambe in stretta relazione con il paziente o malato dal punto di vista della sintomatologia, la psichiatria è sovente maggiormente orientata verso l’identificazione del disturbo mentale o psicologico come derivante da un funzionamento anomalo a livello fisiologico del sistema nervoso centrale seguendo una prassi od ottica strettamente scientifico-materialista, oltre alla possibilità di intervento di tipo farmacologico.

Prevenzione

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DNA e Antinvecchiamento

TRATTAMENTO PERSONALIZZATO PER CONTRASTARE GLI EFFETTI DEL TEMPO

Con il passare degli anni, la nostra pelle va incontro a modificazioni a livello cellulare e strutturale che si traducono in un progressivo e lento mutamento dell’aspetto esteriore. La cute, più di altri organi, risente dell’effetto del tempo. L’esposizione solare, l’inquinamento, gli sbalzi di temperatura, lo stress, le variazioni ormonali, ad esempio, sono tutti fattori che ne influenzano il cambiamento. Il progressivo mutamento dell’aspetto esteriore ha origine in profondità, a livello del derma, dove si assiste ad una graduale degenerazione della matrice di sostegno del tessuto connettivo, mentre, in superficie, si manifestano dapprima problemi estetici come secchezza, disidratazione, comparsa di rughe per arrivare infine a rilassamento cutaneo con alterazione dell’architettura del viso.

L’invecchiamento progressivo della pelle ha acquisito sempre maggiore interesse, non solo per motivazioni di natura estetica, ma soprattutto perché rappresenta una “finestra” per poter controllare lo stato di salute. Infatti, mentre i segni dell’invecchiamento degli organi interni non sono visibili ad occhio nudo, la pelle permette di seguire visibilmente i segni evidenti del tempo che passa. Studi di genetica di nutrizione hanno inoltre chiarito i meccanismi molecolari alla base di questa stretta relazione tra i nutrienti, contenuti nei diversi alimenti, sono in grado di influenzare l’espressione dei nostri geni, cioè “accendere” o “spegnere” specifiche sequenze sul nostro DNA. Tali studi hanno portato oggi a conoscere gli alimenti che possono contribuire sia positivamente, sia negativamente, a determinare l’invecchiamento.

IDRATAZIONE DELLA PELLE

Una cute eudermica, cioè in equilibrio, deve contenere la quantità giusta di acqua e un’adeguata struttura. Alcuni geni sono direttamente associati a ridotte capacità d’idratazione della pelle con una conseguente perdita sia in elasticità sia in tonicità

ALTERAZIONI DELL’ELASTICITA’ DELLA PELLE

Il progressivo mutamento dell’aspetto ha origine in profondità, a livello del derma, dove si assiste a una graduale degenerazione della matrice di sostegno del tessuto connettivo, mentre in superficie si manifestano dapprima problemi estetici, come secchezza, disidratazione, comparsa di rughe per arrivare infine a rilassamento cutaneo con alterazione dell’architettura del viso.

STRESS OSSIDATIVO E INVECCHIAMENTO

Con l’invecchiamento, si osserva una diminuzione fisiologica dei meccanismi di difesa nei confronti dei radicali liberi. Anche in questo caso il test genetico ci aiuta a capire se il nostro sistema antiossidante funziona correttamente. In caso di positività è importante integrare le adeguate quantità di antiossidanti o tramite la dieta o tramite l’utilizzo di prodotti specifici.

SENSIBILITA’ AL SOLE

Diversi studi dimostrano che mutazioni in un gene specifico, che si traducono in una ridotta sintesi di melanina, possono fortemente promuovere i processi di invecchiamento indotto da raggi ultravioletti. Per ostacolare o ritardare la comparsa dei segni del foto-invecchiamento è utile assumere con la dieta nutrienti che svolgano un’azione antiossidante protettiva nei confronti dei radicali liberi prodotti.

INFIAMMAZIONE E INVECCHIAMENTO

Lo stato infiammatorio gioca un ruolo chiave nel mantenimento della pelle giovane e sana. Uno stato infiammatorio cronico determina la perdita dell’equilibrio fisiologico che si traduce con la comparsa precoce dei segni del tempo. Conoscere i meccanismi che possono portare all’attivazione di uno stato infiammatorio rappresenta uno step fondamentale per la prevenzione e il trattamento dei disturbi correlati.

IL RUOLO DELLA VITAMINA D

La vitamina D gioca un ruolo chiave in numerosi processi biochimici del nostro corpo tra cui nel mantenimento dell’equilibrio della pelle. Numerosi studi hanno dimostrato il suo ruolo chiave nella citoprotezione delle cellule della pelle esercitato a diversi livelli. Attraverso un test genetico è possibile andare ad analizzare la presenza o meno di quei polimorfismi che alterano la regolazione del metabolismo della Vitamina D.

L’IMPORTANZA DELL’ACIDO FOLICO

E’ stato identificato un polimorfismo genetico responsabile dell’aumento dei livelli di omocisteina. Tale polimorfismo sembrerebbe essere una delle cause più importanti dell’aumento dei livelli sierici di omocisteina che influenza l’insorgenza di tutti i disturbi legati all’accumulo di questo amminoacido e quindi anche all’invecchiamento. Il test genetico ci permette di valutare l’attività dell’enzima correlato ai livelli di acido folico nel sangue e quindi di prevenire una carenza di vitamina B9.

ADIPOSITÀ LOCALIZZATA

Recenti studi hanno dimostrato che la presenza di un polimorfismo provoca un aumento dei livelli di espressione del gene negli adipociti con una conseguente riduzione di espressione di adipochine e un aumento della risposta infiammatoria. Conoscere il profilo genetico può, così, essere di aiuto per impostare trattamenti cosmetici personalizzati per contrastare l’adiposità localizzata ed ottenere risultati estetici nel modo più naturale possibile.

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DNA & Prevenzione

Il cibo come “terapia” del III Millennio

PREVENIRE ATTRAVERSO IL NOSTRO DNA

Il progetto DNA & Prevenzione parte dall’evidenza che oggi è possibile utilizzare specifici test di genetica di nutrizione per svolgere un’azione preventiva estremamente mirata e selettiva ma soprattutto duratura nel tempo.

Il progetto si articola, quindi, su tre fondamentali aspetti:

  • Prevenzione del problema obesità: attraverso lo studio di specifiche sequenze del nostro DNA sarà possibile mettere in atto una serie di strategie nutrizionali e comportamentali volte a minimizzarne, se non addirittura spengerne, gli effetti sul nostro organismo. Sara quindi possibile indagare la parte genetica di un problema così ampio e complesso.
  • Prevenzione della sindrome metabolica: obesità, patologie cardiovascolari, diabete, ipertensione. Anche in questo caso sarà possibile analizzare determinate sequenze geniche, correlate a queste patologie cronico-degenerative, per contrastarne gli effetti in maniera diretta attraverso la nostra alimentazione. Ciascuno dei test effettuati ha specifiche linee guida di gestione che verranno applicate personalizzando il più possibile ogni forma di intervento.
  • Prevenzione delle intolleranze di origine genetica: prevenire le intolleranze al lattosio e al glutine è una delle priorità in caso di prevenzione perché rappresentano le condizioni più frequenti nella popolazione europea, l’Italia in questo caso non fa eccezione. Test genetici ormai consolidati, adottati anche in alcuni laboratori del servizio pubblico, riescono ad evidenziare queste condizioni prima ancora che insorgano dei sintomi permettendo così una valida azione preventiva attraverso precise e semplici strategie nutrizionali.

OBESITA’: un problema fin da bambini

Il Ministero della Salute stima che nel nostri paese i bambini tra i 10 e 14 anni con problemi di eccesso ponderale siano ben 1.100.000. Il 12% dei bambini risulta obeso, mentre il 24 % è in sovrappeso: più di un bambino su tre. Questi dati assumono in particolare rilevanza in termini di sanità pubblica, sia per le conseguenze dirette dell’eccesso di peso sulla salute fisica, psicologica e sociale dei bambini, sia perché tale condizione rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di gravi patologie nell’età adulta. Un problema particolarmente grave è quello dell’insorgenza dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti, esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell’apparato digerente e di carattere psicologico. Essere obesi fin da bambini significa avere una altissima probabilità di trascinare questa condizione anche da adulti. La prevenzione attraverso indagini genetiche mirate permetterà di mettere in atto tutte le opportune azioni preventive fino all’età scolare.

DIABETE E SINDROME METABOLICA

Il diabete tipo 2 è la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90 % dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi ad utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico ed il sovrappeso. Riguardo la familiarità, circa il 40 % dei diabetici di tipo 2 ha parenti di I grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100 % suggerendo una forte componente ereditaria e quindi genetica per questo tipo di patologia. Il rapido aumento dei casi di malattia e la sua comparsa in età sempre più precoce, sta acquisendo le dimensioni di una vera e propria emergenza epidemiologica e sociale di portata mondiale, anche in ragione delle pesanti ripercussioni che la malattia ha sia sulla dimensione individuale sia su quella collettiva.

LE INTOLLERANZE GENETICHE

La tendenza a sottovalutare l’importanza di screening per le intolleranze alimentari è purtroppo oggi molto diffusa. Non si pensa, ad esempio, che circa il 70 % della popolazione europea risulta intollerante al lattosio con gravi conseguenze sia per la vita sociale ma anche e soprattutto per la salute. L’Italia rientra perfettamente in questa percentuale anche se molti di noi ignorano questo allarmante dato. L’intolleranza al lattosio è una condizione in cui il consumo di latte e lattici provoca una reazione non allergica che si manifesta con sintomi molto diversi. Si possono sviluppare le classiche manifestazioni gastro-intestinali (gonfiore addominale, nausea, crampi, stipsi o diarrea) ma anche sintomi quali cefalea, stanchezza cronica, dolori articolari o manifestazioni cutanee. Sembrerebbero tutti sintomi apparentemente non riconducibili a questa condizione eppure eliminato il nutriente specifico che li causa (il lattosio) si ripristina una condizione di benessere. Uno screening genetico permette di conoscere la propria predisposizione e di mettere quindi in atto, in maniera mirata, semplici strategie nutrizionali. L’importanza di questo approccio diventa ancora maggiore se si eseguono questi screening in maniera preventiva, prima che nel ungo periodo insorgano i sintomi. Lo stesso si può dir per quello che riguarda l’intolleranza al glutine (proteina presente in molti cerali), condizione ancora più delicata e subdola. Nei confronti di questo ingrediente si possono sviluppare 2 diverse condizioni: la celiachia, ovvero una intolleranza permanente al glutine, e la “sensibilità al glutine” come condizione transitoria. In entrambi i casi risulta di fondamentale importanza conoscere le proprie predisposizioni genetiche nei confronti di questo nutriente la cui assunzione, in alcuni soggetti, può dar luogo ad importanti conseguenze per il benessere e la salute. Uno screening preventivo permette di evitare che si instaurino condizioni di infiammazione cronica, le quali a loro volta possono provocare l’insorgenza di gravi patologie cronico-degenerative.

INDICAZIONI PROGETTO DNA E PREVENZIONE

Il progetto è basato sulla promozione della cultura della buona salute attraverso un sano ed equilibrato stile id vita. L’alimentazione è fondamentale in questa ottica, e attraverso le recenti scoperte nell’ambito della nutrigenetica, è oggi possibile capire come il nostro corpo reagisce a determinati alimenti. Vengono pertanto effettuati una serie di test genetici, attraverso un semplice tampone buccale, mirati a ricercare eventuali intolleranze al lattosio e glutine, a individuare polimorfismi che alterano il metabolismo della vitamina D, dell’acido folico, degli zuccheri, dei lipidi. In questo modo è possibile personalizzare l’alimentazione sulla base del nostro DNA.

Verranno eseguiti i seguenti test genetici:

  1. prevenzione e obesità
  2. prevenzione sindrome metabolica
  3. prevenzione intolleranze di origine genetica.

Le indicazioni ottenute nei test permetteranno di creare delle linee guida nutrizionali preventive valide nel corso di tutta la vita della persona.

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